sabato 18 febbraio 2012

Moda italiana e crisi economica

Non è di certo difficile rendersi conto in che condizioni drammatiche verte il nostro paese. La crisi, purtroppo, è tangibile e per alcuni di noi a volte disporre la cena, arrivata la sera, sembra una vera impresa. Parallelamente e quasi inconsapevolmente rispetto a quanto succede altrove, tra sfarzo, pizzi e luci abbaglianti la vita continua a sfilare in passerella indisturbata, sui suoi tacchi sottili e con il suo ancheggiare sinuoso. Infatti ad un'occhiata più attenta, e dopo aver supportato la mia tesi con opportune ricerche, ho potuto constatare che il settore della moda, e in maniera particolare quella del nostro "Bel Paese" , non solo non ha subito il peso e gli effetti devastanti della crisi economica, ma in alcuni ambiti è persino in crescita. Addirittura, da alcuni tabulati e statistiche risulterebbe che proprio il settore della moda, in questi anni così fiorente, sarebbe uno dei pochi che apre ancora le loro porte ai giovani e alle loro idee innovative. Certo, non parliamo di piccoli imprenditori, che o fanno estrema fatica a sopravvivere o in altri casi non  tentano neppure di affacciarsi alla competizione commerciale perché con tutta probabilità verrebbero schiacciati dai giganti. Mi riferisco invece ai grandi marchi, alle griffe più prestigiose, agli atelier più raffinati, che solleticano ancora il gusto di pochi intenditori, o per meglio dire, dei pochi che possono permettersi sfizi così lussuosi. Infatti la crisi, di fatto, ha allargato la forbice tra ricchezza e povertà: la prima sempre più accentrata nelle mani di pochi, e la seconda sempre più dilagante tra le masse, come prevedeva tristemente il disegno di Marx. Schema questo già visto nella storia dell'uomo che si conclude sempre con una fine tragica: il ribaltamento della situazione, che sfocia spesso in un bagno di sangue..Che il settore moda abbia qualche retaggio della sontuosa Versailles?

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